buco nella reta

Scricchiolii

Il mio quartiere, dall’inizio del lockdown, si è sempre comportato abbastanza bene, da tutti i punti di vista. Persone in coda alla giusta distanza, anzi distanziamento mantenuto ovunque, cautela al supermercato e dal tabacchi, nessuno che portava il cane 25 volte al giorno – e tutto questo nonostante non si sia mai vista l’ombra di un funzionario delle FFOO, pure quelli che controllavano solitamente gli accessi la mattina sono spariti.

Che io sappia, solo un tizio, più o meno due settimane fa, si è messo a urlare A CAAASAAA dalla finestra contro un passante solitario, ma deve essersi sentito sopraffatto dalla solitudine e non l’ha fatto mai più.

Da qualche giorno sto cominciando a notare qualche piccola irregolarità (almeno da termini di legge): da quelle innocue come i due anziani coniugi che approfittano del sole del bel tempo per riscaldarsi un po’ insieme su una panchina, a quelle discutibili come i gruppetti di tre ragazzi che si incontrano al parchetto bimbi teoricamente chiuso per scattarsi foto.

Le strade sono sempre pressoché deserte, ma questo, come dicevo, già da prima. È un quartiere di per sé sonnolento e molto tranquillo, salvo in alcune occasioni che comunque in questi giorni non hanno modo di verificarsi. Insomma non me la sento di giudicare ancora la situazione “allarmante”.

Però vedo comunque il segno di un fenomeno fisiologico. Al di là del tanto professato eroismo e dello #stateacasa senza se e senza ma, la reclusione pesa a quasi tutti. E man mano che si va avanti, la percezione del rischio legato al Covid è destinata a calare a fronte di un’insofferenza che monta giorno dopo giorno, alimentata anche da crescenti preoccupazioni economiche. Dall’altra parte non si vede né un piano strutturato, né una luce in fondo al tunnel, né un chiaro riscontro positivo di questi sacrifici, e la scarsa qualità dell’informazione e dei comunicati ufficiali non fa che peggiorare la cosa.

Tanti dicono che difettiamo di senso di responsabilità. Io contesto questa versione: a quanto pare i controlli effettuati hanno riscontrato una percentuale di violazioni fortemente minoritaria. Preferisco credere che ci manchi il senso di comunità, e non solo per colpa dei cittadini. Ma che sia vera l’una o l’altra versione, mi domando dunque che senso può avere auspicare misure restrittive se poi non si è in grado di farle rispettare.

Mi pare l’ennesima occasione in cui le istituzioni italiane ci fanno la perfetta figura del burocrate orbo, che ci vessa e ci promette punizioni esemplari scrutandoci inflessibilmente con l’occhio buono (benché miope), ma a cui tutti fanno pernacchie dal lato in cui non può vedere.

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